Non più un welfare che si è limitato a erogare prestazioni, ma un modello capace di costruire relazioni, attivare risorse e generare comunità. Questa è stata la sfida al centro del convegno “Il Noi che genera comunità”.
Un welfare di alleanze, prossimità, futuro”, promosso come momento di confronto sul ruolo del welfare di comunità nei processi di innovazione sociale, integrazione territoriale e sviluppo di reti tra istituzioni, servizi e cittadinanza attiva. L’iniziativa, che si è tenuta ieri lunedì 23 marzo al Teatro La Claque di Genova, è nata dalla consapevolezza che le trasformazioni sociali, economiche e demografiche rendono sempre più necessario superare una visione esclusivamente prestazionale del welfare, per rafforzare invece modelli capaci di attivare le risorse presenti nei territori e costruire risposte condivise ai bisogni delle persone e delle comunità.
“Il welfare di comunità non è uno slogan, ma una scelta politica precisa – ha sottolineato Massimo Nicolò, assessore regionale a Sanità, Politiche sociali e Terzo settore – Ha significato passare da un sistema che risponde ai bisogni a uno che li previene, costruendo reti solide tra istituzioni, Terzo settore e cittadini. In Liguria stiamo lavorando per rafforzare questa visione, puntando su prossimità, integrazione sociosanitaria e valorizzazione delle risorse dei territori. Solo così possiamo garantire risposte sempre più efficaci e sostenibili, mettendo al centro la persona e i suoi bisogni”.
Oltre a Nicolò, hanno partecipato tra gli altri l’assessora al Welfare del Comune di Genova Cristina Lodi, il dg dell’Area Salute e Servizi sociali Paolo Bordon, il ds di Ats Liguria Pierluigi Vinai. La sessione del mattino è stata dedicata al tema “Costruire comunità: mappe e strumenti”, con contributi di esperti e docenti universitari sui temi delle comunità territoriali. Nel pomeriggio si è tenuto uno spazio partecipativo dal titolo “Noi costruiamo comunità”.
Il welfare di comunità ha rappresentato una delle traiettorie più rilevanti per il rafforzamento dei sistemi territoriali, anche alla luce delle più recenti riforme in ambito sociale e sociosanitario, del riferimento al Codice del Terzo settore e della crescente attenzione verso modelli di governance multilivello, partecipazione e progetto di vita della persona. In Liguria, questa impostazione è già presente nel Piano Sociale Integrato Regionale 2024-2026 e si inserisce nel percorso di elaborazione del prossimo Piano Sanitario e Sociale Integrato.
“Da parte sociale e presidente dell’ente bilaterale Ebiten Liguria per il settore terziario, abbiamo accolto con entusiasmo questa visione del welfare di comunità – ha dichiarato Domenico Daniele Geria, presidente di Ebiten Liguria -. Come ente bilaterale, non ci limitiamo a erogare prestazioni, ma ci impegniamo a costruire relazioni tra imprese, lavoratori e territori, attivando risorse per l’innovazione sociale, la formazione continua e lo sviluppo sostenibile delle comunità genovesi e liguri. In un settore dinamico come il terziario, questo approccio multilivello rafforza la resilienza delle imprese e tutela i diritti dei lavoratori, promuovendo alleanze che generano valore condiviso per il futuro”






