Firmato l’accordo attuativo sicurezza fra Inail, Autorità di sistema portuale e Asl3
Formazione per i responsabili dei lavoratori per la sicurezza del porto di Genova, promozione e sviluppo di ausili tecnici, robotici e digitali, ad esempio esoscheletri, che diminuiscano lo sforzo e aumentino la sicurezza nelle operazioni di carico e scarico della merce, ma soprattutto il tracciamento dei ‘near miss’, cioè i mancati incidenti, che se analizzati potrebbero essere utili per la prevenzione. Sono i tre punti dell’accordo attuativo per la promozione della salute e della sicurezza nell’ambito del porto di Genova, firmato oggi nel capoluogo ligure dalla direzione regionale Inail con l’Autorità di sistema portuale del Mar Ligure Occidentale e la Asl3.
La vera novità, a parte gli strumenti tecnologici, come appunto esoscheletri o più semplicemente sedili con sospensioni innovative o cabine delle gru con migliore visibilità, è proprio quella dei mancati incidenti. L’Adsp entro la fine dell’anno emanerà un’ordinanza ad hoc per rendere obbligatoria la comunicazione anche dei near miss, che finora non erano considerati.
“La sicurezza si fa con l’informazione, la formazione e la prevenzione – ha detto Marcello Fiori, direttore generale Inail -. Il primo tema della collaborazione che abbiamo firmato – spiega – è formare tutti i responsabili della sicurezza delle diverse aziende che operano nell’ambito della portualità, il secondo costruire insieme una banca dati dei quasi incidenti, in modo che tutte le aziende ci segnalino per tempo quello che stava per accadere ma per fortuna non è accaduto, perché da lì possiamo imparare come adottare sistemi di prevenzione”.
Un plauso arriva da Ebiten Liguria tramite il suo presidente Domenico Daniele Geria che spiega come “questo accordo segna una svolta storica che mette al centro il valore della prevenzione e il ruolo strategico della bilateralità nel nostro scalo. Come Ente – spiega Geria – siamo pronti a fare la nostra parte, convinti che l’obbligo di tracciare i mancati incidenti possa funzionare solo se accompagnato da una forte crescita culturale, capace di trasformare ogni segnalazione in un’opportunità di tutela e mai in un elemento punitivo. La tecnologia e la nuova banca dati aprono scenari importanti, ma saranno la formazione continua e il dialogo costante tra imprese e lavoratori a fare del Porto di Genova un modello nazionale di sicurezza partecipata”.







