Sì unanime della Camera al gratuito patrocinio senza limiti di reddito. Il passaggio al Senato offre l’occasione per ampliare e rafforzare le tutele
Il costo della difesa non dovrebbe diventare un ostacolo per chi cerca giustizia dopo un gravissimo infortunio sul lavoro. È il principio alla base della proposta di legge approvata dalla Camera il 22 ottobre, con 220 voti favorevoli e nessun contrario. Il provvedimento, a prima firma Chiara Gribaudo, passa ora al Senato: non è dunque ancora una legge in vigore.
Il testo modifica l’articolo 76 del Testo unico sulle spese di giustizia, consentendo l’accesso al patrocinio a spese dello Stato indipendentemente dal reddito alla persona resa totalmente inabile per lesioni colpose commesse con violazione delle norme antinfortunistiche. In caso di omicidio colposo con la stessa aggravante, la tutela riguarda i prossimi congiunti e la persona legata alla vittima da una relazione affettiva e stabilmente convivente. Non, quindi, un beneficio generalizzato per qualsiasi incidente lavorativo, ma una misura collegata a specifiche fattispecie di reato.
Il valore della proposta è anzitutto questo: riconoscere che, davanti alle conseguenze più drammatiche dell’insicurezza sul lavoro, l’accesso alla giustizia merita una protezione che non dipenda dalla condizione economica. Il patrocinio sostiene la tutela giudiziaria; non è, di per sé, un risarcimento del danno.
Il consenso unanime non cancella una questione sostanziale: “totale inabilità” non equivale a “infortunio grave”. Chi riporta menomazioni permanenti gravissime senza raggiungere quella condizione resta fuori dalla nuova deroga reddituale, pur potendo accedere al patrocinio secondo le regole ordinarie. Il problema è stato sollevato anche negli atti parlamentari, con la richiesta di criteri capaci di includere le situazioni di eccezionale gravità.
C’è poi il fattore tempo. Un ulteriore ordine del giorno propone di valutare un’ammissione provvisoria sulla base della documentazione disponibile, mentre proseguono gli accertamenti sull’entità del danno. Il punto è concreto: rendere la tutela utilizzabile quando serve, evitando che l’attesa delle verifiche ne indebolisca l’efficacia. Sono questioni poste al Governo, non garanzie già introdotte dal testo.
Per il sistema bilaterale, Ebiten nello specifico, la proposta suggerisce un impegno su due piani: contribuire a rendere comprensibili diritti e percorsi di tutela, senza anticipare benefici non ancora operativi; continuare a mettere al centro la prevenzione, il confronto tra imprese e lavoratori e la qualità della formazione. Sostenere chi subisce un danno e impedire che quel danno si produca non sono obiettivi alternativi. Il primo sì della Camera rafforza il versante della tutela. Il passaggio al Senato sarà l’occasione per misurarne anche l’inclusività: perché una protezione importante non lasci ai margini proprio chi, pur non essendo totalmente inabile, ha visto cambiare radicalmente la propria vita.
R.F.
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“Infarto tra le lamiere”, foto di copertina tratta dalla mostra di Carlo Sorricelli, Camera dei Deputati.







